Il paradiso degli interstizi

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Francesco e Giovanni, colleghi universitari ai tempi degli studi, si ritrovano dopo oltre vent’anni a lavorare nello stesso Dipartimento in cui si erano formati.
È il secondo martedì del mese e, come di consueto, il Consiglio di Dipartimento si riunisce per deliberare. Un evento inaspettato stravolgerà la routine del Consiglio modificando per sempre l’equilibrio delle esistenze dei due amici decennali.

Un testo di narrativa, con affascinanti contorni fenomenologici, che conduce il lettore a interrogarsi sugli effimeri confini tra reale e immaginario, sul dramma tra l’essere e il desiderio di essere qualcos’altro. E in questa continua tensione, c’è chi vive anelando perennemente al sogno, chi schiavo della necessità di trovare risposte non riesce a essere autenticamente se stesso, chi mette da parte l’incertezza per ottenere la sicurezza. 

Filosofico, ardito, esistenzialista, Gianfranco Pecchinenda, attraverso le vicissitudini dei protagonisti e di due figure cruciali per le loro vite come Alice, la moglie di Giovanni e il mitico professor Amalfitano, punto di riferimento per il gruppo di studio racconta l’amicizia, il cinismo, le artificiose complessità delle carriere accademiche, il parallelismo del mondo universitario, il disincanto, l’amore, il desiderio di conoscenza, generando un intreccio narrativo capace di mescolare finzione e verità. E in questa visione fatta di sogni, aspirazioni, successi, delusioni, gli avvenimenti centrali della propria esistenza finiscono per essere quelli che non si sono realizzati come si era immaginato, perché la vita, a prescindere dalle proprie scelte, assume una precisa direzione solo attraverso un imperscrutabile percorso disegnato dal Caso o, talvolta, dalla semplice Necessità.

 

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Dettagli del libro

Anno di pubblicazione

Febbraio 2020

Numero di pagine

194

ISBN

9788831215138

Collana

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Autore/i

Gianfranco Pecchinenda

Publisher

inKnot Edizioni

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Citazione

"La verità è che nel nostro intimo le cose vanno in genere in modo un po’ diverso da quello che riusciamo a far apparire. E io sento un’urgenza tremenda di riuscire a farti capire qualcosa, almeno qualcosa, del mio intimo. Le cose sono un po’ più complesse, dentro, di quanto le nostre schematiche e ridicole spiegazioni vogliano provare a farci capire. Le nostre spiegazioni (tipo: ha fatto quello, perché poteva ottenere quell’altro; ha mentito, perché non voleva offendere; ha bevuto, perché aveva sete; ha rubato, perché gli servivano i soldi; etc.), le nostre storie tutte piene di causa-effetto… ci fanno perdere di vista il fatto che siamo esseri stratificati, pieni di piccole crepe, grandi vuoti, interstizi e anche voragini; esseri instabili, precari, inquieti. Incessantemente alla ricerca… di “qualcosa di vero”. O almeno di “qualcosa” che ci sembri vero. Perché poi, penso, la più grande falsità è proprio quella di credere che ci possano essere delle grandi verità da scoprire. La verità è spesso molto banale, deludente, addirittura marginale, a volte. Le grandi verità, quelle, possono essere solo poetiche; bisogna sognarle, inventarle, coltivarle! Imparare ad averne cura. Soprattutto.
Qualcuno mi ha detto, o forse devo averlo letto da qualche parte, che il pensiero è la seconda cosa più bella del mondo. La prima in assoluto è la poesia. Il paradiso (e qui mi pare di sentire il nostro caro Giovanni) potrebbe realizzarsi nel riuscire a fare incontrare le due (o i due)."