Il Paese dei Gesti Dimenticati

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Copertina Posteriore

In una tiepida giornata di fine inverno, quando il mondo finalmente sembra aver sconfitto il terribile buco nero che lo ha fatto ammalare, la piccola Aurora si sveglia in un mondo senza Abbracci. Senza remore e spinta dalla necessità di ritrovare quel gesto eterno e insostituibile la piccola partirà con il suo amico Strizza per riportare gli Abbracci sulla Terra. Inizierà così un’avventura incredibile che porterà i due inseparabili amici nel piccolo universo in cui hanno dimora tutti quei gesti sottratti alla memoria dell’uomo. 

Un viaggio di speranza, fantasia, tenerezza che ricorda il potere dell’immaginazione, delle relazioni, delle emozioni, la necessità di credere nei sogni dei più piccini, perché sono capaci di trovare soluzioni anche ai grandi problemi del mondo.

Con uno stile sognante Valeria da Pozzo, supportata dalle suggestive e nostalgiche illustrazioni di Roberta Miele, costruisce un racconto simbolico capace di arrivare a grandi e piccini permettendo loro di rivivere o scoprire i vecchi gesti tipici di altri tempi. Un racconto che, a un livello più profondo – ma talvolta anche meno intenzionale e consapevole – ripercorre il viaggio che ognuno di noi, in questi anni anomali, ha compiuto all’interno della propria mente per riportare a galla ciò che sembrava dimenticato e dare un significato alla sua assenza.

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Descrizione

“Seduto a un tavolo pieno zeppo di fogli di carta poi, un gesto pigiava ripetutamente dei tasti su una macchina che a sua volta picchiettava un foglio fatto di tante linee nere. Accanto a lui, invece, un altro gesto intingeva a più riprese una penna bellissima che non aveva mai visto prima – una con un beccuccio lungo che diventava sempre più sottile sull’estremità – in una boccetta nerissima. Ed entrambi, ognuno a modo suo, scrivevano scrivevano scrivevano come se l’unico scopo della loro esistenza fosse riempire fogli bianchi con montagne di parole. Questa volta, Aurora non ebbe bisogno di ricordare. Lo poteva immaginare benissimo che, un tempo, fosse così che si scriveva.
Quella casa azzurra – la dimora dei Gesti di Carta, come le aveva poi spiegato Monsieur Baciamano – e la devozione di quei signori per gli strumenti del loro lavoro, Aurora li avrebbe ricordati per molto tempo con tenerezza e con quella cosa che si chiama nostalgia.”

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